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venerdì 16 gennaio 2026

Ascolto, crisi e cambiamento: tornare a se stessi


 

C’è una frase attribuita ad Alberto Moravia che trovo particolarmente efficace:
“Sapete cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia.”
La domanda, però, è un’altra: perché aspettare di non poterne più? Perché rimandare, quando spesso sappiamo già che qualcosa non funziona?

Perché il cambiamento ci spaventa

Il cambiamento fa paura perché comporta dolore, fatica, incertezza. È un passaggio da uno stato noto a uno ignoto. Il nostro corpo, per sua natura, tende a rifiutare l’incognita: cerca sicurezza, ripetizione, automatismo.

Questo spiega perché attiviamo, spesso senza rendercene conto, dei meccanismi di difesa per evitare di cambiare:

  • biasimare gli altri,

  • criticare costantemente,

  • assumere il ruolo della vittima,

  • fare il martire, elemosinando attenzione e compassione.

Sono atteggiamenti comuni, nessuno ne è immune. Siamo molto più bravi a vedere questi meccanismi negli altri che in noi stessi.

Il corpo non ama l’incertezza

Il corpo vuole stare comodo. Non vuole fare fatica.
Basta osservare le piccole abitudini quotidiane: lo stesso posto in palestra, lo stesso armadietto, gli stessi gesti. Tutto ciò riduce lo sforzo cognitivo e mantiene un’illusione di controllo.

Quando chiediamo al corpo di uscire da questi schemi, protesta. Non perché stiamo sbagliando, ma perché lo stiamo portando fuori dalla zona di sicurezza. È il motivo per cui agiamo spesso d’istinto, fuggendo il dolore e, di conseguenza, il cambiamento.

Ascoltarsi significa entrare in crisi

Ascoltarsi mette in crisi. E questo è il punto centrale.
La parola crisi ha assunto per noi un significato negativo, ma la sua origine etimologica è diversa: deriva dal greco krinō, che significa scegliere, decidere.

Crisi e scelta sono inseparabili.
E scegliere significa libertà. Libertà anche da se stessi, dai condizionamenti, dal giudizio degli altri.

La qualità della nostra vita dipende direttamente dalla capacità di gestire il disagio e il dolore che la vita inevitabilmente ci presenta. Evitarli non è possibile; imparare a sostenerli, sì.

Fallire o essere se stessi?

Nel confronto con gli altri, con gli standard sociali, con le aspettative familiari, è facile sentirsi inadeguati o falliti. Ma cosa significa davvero fallire?

Se fallire vuol dire non conformarsi a una vita che non ci appartiene, allora ben venga il fallimento.
Meglio essere “falliti” che vivere un’esistenza che non è la nostra.

Molto spesso il disagio nasce proprio da qui: dal tentativo continuo di omologarci per essere accettati. È un bisogno infantile, legittimo, ma che l’adulto è chiamato a superare per iniziare a decidere davvero.

Il cambiamento come ritorno a sé

Il cambiamento non serve a diventare qualcun altro.
Serve a tornare a se stessi.

Non stiamo cambiando perché siamo sbagliati, ma perché spesso non stiamo vivendo la nostra vita. L’educazione, le aspettative, l’adattamento continuo ci allontanano progressivamente da ciò che siamo. A un certo punto il disagio diventa un segnale: è il corpo e la psiche che chiedono una correzione di rotta.

Accettazione significa questo: accettare me stesso, partire da me stesso.
Non a caso nel Vangelo si legge: “Ama il tuo prossimo come te stesso.” L’amore per l’altro passa necessariamente dall’amore per sé.

La vita come adattamento continuo

La vita è un mutamento costante. Entrare in crisi non è un evento eccezionale, ma una condizione fisiologica dell’esistenza.

Mi piace usare una metafora: la vita è come un fiume e noi siamo su una barca. Il fiume non scorre sempre calmo. A volte è impetuoso, a volte pieno di ostacoli. Puntare i piedi significa affondare. Adattarsi significa restare a galla.

Non possiamo cambiare il corso del fiume, ma possiamo imparare a governare la barca.

Lavoro, aspettative e identità

Molte crisi ruotano intorno al lavoro. Spesso ci identifichiamo completamente con la professione, dimenticando che il lavoro è una parte della vita, non la vita stessa.

Viviamo in un mondo che cambia rapidamente. Le aspettative di trent’anni fa non sono più sostenibili oggi. Una laurea non garantisce più automaticamente una realizzazione professionale, e questo genera frustrazione, senso di fallimento, rabbia.

Qui il lavoro da fare è sulle aspettative: le nostre e quelle che abbiamo ereditato.
A volte è necessario distinguere tra ciò che ci permette di vivere e ciò che ci realizza. Le passioni possono essere coltivate anche fuori dal lavoro, senza rinunciare a ciò che ci dà stabilità.

Unicità come vero successo

Il vero successo non è aderire a uno standard, ma riuscire a esprimere la propria unicità.
Capire chi siamo davvero e trovare il modo di manifestarlo nel mondo, anche in forme non convenzionali.

Il cambiamento autentico porta sempre in questa direzione: non verso un modello ideale, ma verso una maggiore coerenza interna.

Ed è lì che, spesso senza clamore, la sofferenza inizia a trasformarsi.

venerdì 30 agosto 2024

Come rendersi infelici

 




                                                                                                               

  • Confrontati costantemente con gli altri: Assicurati di paragonare sempre la tua vita, il tuo aspetto e i tuoi successi a quelli degli altri, soprattutto a quelli che sembrano avere tutto. Questo è un metodo sicuro per sentirti inadeguato.

  • Cerca di essere perfetto: Pretendi la perfezione in tutto quello che fai. Non accettare errori o imperfezioni, e se fallisci, critica te stesso senza pietà.

  • Aspetta la felicità dagli altri: Affida la tua felicità alle persone intorno a te, aspettando che siano loro a renderti felice. Naturalmente, quando non riescono a soddisfare le tue aspettative, sentirai un profondo senso di delusione.

  • Vivi nel passato o nel futuro: Rimugina costantemente sugli errori del passato o preoccupati incessantemente per il futuro. Ignora il presente, perché vivere nel qui e ora potrebbe portare un po’ di serenità, e noi non lo vogliamo.

  • Ignora i tuoi bisogni: Non ascoltare i segnali che il tuo corpo o la tua mente ti mandano. Lavora senza sosta, dimentica di fare pause e ignora il bisogno di riposo, affetto e divertimento.

  • Circondati di negatività: Passa molto tempo con persone che si lamentano continuamente e che vedono il lato negativo in ogni situazione. Questo ti aiuterà a sviluppare un punto di vista altrettanto negativo.

  • Evita di risolvere i problemi: Quando incontri un problema, piuttosto che cercare soluzioni, ruminaci sopra continuamente, alimentando la tua frustrazione e ansia.

  • Resisti al cambiamento: Non accettare il cambiamento, anche quando potrebbe migliorare la tua vita. Rimani attaccato a situazioni o abitudini dannose, perché almeno sono familiari.

  • Non perdonare: Mantieni rancore verso chi ti ha fatto un torto, alimentando l’odio e l’amarezza. Perdonare potrebbe liberarti da questi sentimenti, ma se vuoi essere infelice, evita di farlo.

  • Aspettati che la vita sia sempre giusta: Sii convinto che il mondo debba sempre trattarti con giustizia. Ogni volta che qualcosa va storto, prendi questo come una prova che la vita è ingiusta e crudele.